La spesa di una donazione non coincide mai con la sola firma in studio. Nel conto entrano l’onorario del notaio, le imposte legate al bene trasferito, le agevolazioni fiscali e, soprattutto, il rapporto tra chi dona e chi riceve. Se il bene è una casa, il numero finale può cambiare parecchio da un caso all’altro: tra coniuge e figli il peso fiscale è spesso contenuto, mentre con fratelli, parenti lontani o estranei può salire in fretta.
I numeri da tenere a mente prima di fissare l’appuntamento dal notaio
- La parcella del notaio è solo una parte del costo: spesso la voce più pesante sono le imposte legate all’immobile.
- Tra coniuge, figli e nipoti il regime fiscale è in genere molto più favorevole rispetto a fratelli, parenti lontani o estranei.
- Per gli immobili, le imposte ipotecaria e catastale sono di regola 2% e 1%, ma con agevolazione prima casa scendono a 200 euro ciascuna.
- Per coniuge e parenti in linea retta c’è una franchigia di 1.000.000 euro per beneficiario; per fratelli e sorelle la franchigia è 100.000 euro.
- Dal 18 giugno 2026 è pienamente operativa la nuova disciplina sugli immobili donati: è più favorevole per chi compra, ma non rende più economico il rogito di donazione.

Da cosa nasce il conto finale di una donazione
La prima cosa che faccio è separare le voci. Il notaio non incassa solo un compenso professionale: raccoglie e versa imposte, esegue visure, controlla i titoli di provenienza e cura registrazione e trascrizione dell’atto. Il prezzo finale dipende quindi sia dal valore del bene sia dalla complessità della pratica.| Voce | Cosa copre | Quando incide di più |
|---|---|---|
| Onorario notarile | Redazione dell’atto, controlli, consulenza, firma e adempimenti successivi | Quando l’atto è complesso, ci sono più beneficiari o servono verifiche aggiuntive |
| Imposta di donazione | Il tributo principale sulla liberalità ricevuta | Quando il valore supera la franchigia o il beneficiario non rientra nei rapporti più favorevoli |
| Imposta ipotecaria | Trascrizione nei registri immobiliari | Quando si dona un immobile e non si applica la prima casa |
| Imposta catastale | Aggiornamento catastale | Quando si trasferisce un immobile e non si applica la prima casa |
| Spese vive e visure | Certificazioni, bolli, ricerche, diritti e formalità | Quando il notaio deve fare più controlli o l’immobile ha una storia documentale articolata |
Per l’onorario, io mi aspetto spesso una fascia di circa 1.000-2.500 euro per una donazione immobiliare abbastanza lineare; se ci sono più beneficiari, usufrutto riservato, verifiche catastali complesse o atti collegati, il preventivo può crescere. Quando il valore rientra nella franchigia, la registrazione può essere gratuita e l’imposta di donazione non si applica, ma restano da valutare le imposte immobiliari e i costi tecnici dell’atto. Capire questa struttura aiuta a leggere il preventivo senza confondere la parcella con i tributi; il passo successivo è vedere quanto pesa davvero il legame familiare.
Quanto cambia in base al rapporto di parentela
Qui la differenza è enorme. Le aliquote italiane per le donazioni non dipendono solo dal valore del bene, ma anche da chi lo riceve: la stessa casa può avere un costo fiscale molto diverso se passa a un figlio, a un fratello o a una persona estranea alla famiglia.
| Beneficiario | Imposta di donazione | Effetto pratico |
|---|---|---|
| Coniuge e parenti in linea retta | 4% oltre 1.000.000 euro per beneficiario | Sotto franchigia, l’imposta spesso si azzera |
| Fratelli e sorelle | 6% oltre 100.000 euro per beneficiario | La franchigia è molto più bassa e il salto fiscale si sente subito |
| Parenti fino al 4° grado e affini fino al 3° | 6% senza franchigia | Il costo fiscale cresce in modo diretto con il valore del bene |
| Altri soggetti | 8% senza franchigia | È il caso meno favorevole dal punto di vista tributario |
Donare una casa, denaro o la nuda proprietà non pesa allo stesso modo
Io distinguo sempre l’oggetto della donazione prima ancora di parlare di costi. Una casa piena, una somma di denaro o la nuda proprietà con usufrutto riservato non producono lo stesso effetto fiscale, né lo stesso impatto sulla pianificazione familiare.
| Tipo di donazione | Impatto sul costo | Quando ha senso |
|---|---|---|
| Immobile in piena proprietà | È il caso più costoso perché aggiunge imposte immobiliari e, se dovuta, l’imposta di donazione | Quando il passaggio definitivo è già voluto |
| Nuda proprietà con usufrutto riservato | La base fiscale si riduce perché non si trasferisce subito tutto il diritto | Quando il donante vuole continuare a vivere nella casa o a percepirne il reddito |
| Denaro o liberalità indiretta | Di norma niente ipotecaria o catastale; la tracciabilità e la prova dell’intento liberale diventano centrali | Quando si vuole aiutare un familiare senza spostare un immobile |
Se il bene è un immobile
La donazione immobiliare è quella che fa davvero salire il preventivo, perché richiede più verifiche e coinvolge il sistema delle imposte immobiliari. In pratica, il costo non dipende solo dalla parcella, ma anche da come è intestato il bene, dalla sua situazione catastale e dalla presenza o meno delle agevolazioni prima casa. In una zona come la Versilia, dove una casa di famiglia può avere un peso patrimoniale importante, questa valutazione merita sempre attenzione.
Se trasferisci denaro o altre liberalità
Quando non c’è un immobile da trascrivere, spariscono le imposte ipotecaria e catastale e il quadro diventa più leggero. Però non bisogna confondere la semplicità apparente con la semplicità giuridica: una liberalità indiretta, ad esempio un genitore che paga direttamente il prezzo della casa del figlio, va inquadrata bene perché può avere un trattamento diverso e va coerente con il disegno successorio complessivo.Leggi anche: Testamento olografo - Si paga la successione? La verità
Se il donante trattiene l’usufrutto
Questa soluzione è spesso sottovalutata, ma in molti casi è la più equilibrata. Il donante trasferisce la nuda proprietà, conserva il diritto di abitare la casa o di affittarla e riduce il valore che entra in donazione. È una formula tecnica, ma molto concreta: protegge l’uso del bene e spesso rende più sostenibile il passaggio patrimoniale, soprattutto quando si parla di immobili che restano centrali nella vita familiare.
Quando metto questi tre casi uno accanto all’altro, capisco subito se la donazione serve davvero o se è più sensata una soluzione successoria diversa; ed è proprio qui che il confronto con l’eredità diventa decisivo.
Donazione e successione, il vero confronto da fare
Qui la mia regola è semplice: non confronto la donazione con il testamento solo sul costo immediato, ma sul costo complessivo della pianificazione familiare. Donare oggi può servire a distribuire prima i beni, a sostenere un figlio o a evitare conflitti futuri; però il bene esce dal patrimonio e può entrare in tensione con la quota di legittima degli eredi.
Nel 2026 c’è anche un elemento nuovo da tenere presente: la disciplina sugli immobili di provenienza donativa è cambiata e, dal 18 giugno 2026, chi compra un immobile già donato è molto più protetto rispetto al passato. In pratica, il rischio per il terzo acquirente si è ridotto, ma questo non rende la donazione più economica: cambia la circolazione del bene, non il costo del rogito.
| Obiettivo | Donazione | Successione o testamento |
|---|---|---|
| Trasferire subito la casa | Sì | No |
| Mantenere uso e reddito del bene | Sì, con usufrutto | Sì, fino all’apertura della successione |
| Costi oggi | Parcella + imposte | Di solito inferiori nell’immediato |
| Ordine familiare | Più diretto, ma va calibrato bene | Più flessibile, ma entra in gioco dopo |
Se il patrimonio è semplice e l’immobile è il pezzo principale, la donazione può avere senso. Se invece ci sono più figli, seconde nozze o rapporti patrimoniali non lineari, io non la trasformerei mai in una decisione solo fiscale. Il punto, quindi, non è solo quanto costa oggi, ma quale assetto patrimoniale vuoi lasciare domani.
Gli errori che fanno lievitare la spesa
Molti preventivi diventano più alti non perché il notaio “costa troppo”, ma perché la pratica è stata impostata male fin dall’inizio. Gli errori più comuni sono pochi, ma pesano subito sul conto e spesso anche sui tempi.
- Chiedere solo la parcella e ignorare imposte e spese vive.
- Non verificare i requisiti prima casa del beneficiario, quando possono tagliare la parte fiscale in modo drastico.
- Confondere valore di mercato e base fiscale: sono cose diverse, e in donazione questo incide molto.
- Arrivare senza documenti: visure, planimetrie, stato civile e regime patrimoniale mancanti fanno slittare tutto.
- Trascurare la legittima: il risparmio di oggi può diventare contenzioso domani.
- Non valutare l’usufrutto: per molti casi familiari è la soluzione che bilancia meglio costi e controllo.
Io preferisco un preventivo leggermente più alto ma pulito, piuttosto che uno basso che poi si gonfia con extra non spiegati. Prima però bisogna arrivare al numero giusto, e questo significa pretendere un quadro completo fin dal primo contatto.
Il preventivo giusto è quello che ti fa vedere il quadro completo
Prima di firmare, io chiederei un preventivo scritto con queste voci separate: onorario, IVA e spese vive, imposte di donazione, ipotecaria e catastale, eventuali agevolazioni prima casa, costi di visure e trascrizione. Solo così puoi confrontare due studi senza confrontare numeri incompleti.
- Chiedi se il preventivo vale per un solo atto o per più beneficiari.
- Fai indicare se l’immobile è trattato come prima casa e a quali condizioni.
- Verifica se il notaio ha già incluso le verifiche catastali e ipotecarie.
- Se l’operazione riguarda una casa di famiglia, valuta anche la nuda proprietà o una pianificazione successoria alternativa.
Se dovessi ridurre tutto a una frase, direi questo: il costo della donazione non si giudica dal compenso del notaio, ma da come il bene entra nella tua strategia familiare. È ancora più vero quando si parla di immobili di valore, perché il confine tra risparmio reale e spesa mal calibrata è molto sottile, soprattutto in contesti patrimoniali come quelli che ruotano attorno alle case in Versilia.