Quando si apre una successione, la vera urgenza non è solo capire chi eredita, ma anche quando si muove il notaio e quali passaggi non bisogna lasciare fermi troppo a lungo. Qui chiarisco cosa succede davvero nella pratica italiana, quali tempi sono realistici, quando il contatto arriva in fretta e quando invece dipende dall’iniziativa della famiglia. La questione centrale è proprio dopo quanto tempo il notaio chiama gli eredi: la risposta utile non è un numero secco, ma un quadro concreto da usare subito.
Le cose da sapere subito
- Non esiste un termine di legge unico entro cui il notaio debba contattare gli eredi.
- Se c’è un testamento pubblico e il decesso è noto, il contatto può arrivare in pochi giorni.
- Se il testamento va prima cercato o pubblicato, i tempi si allungano facilmente.
- La dichiarazione di successione ha un termine fiscale separato: in generale va presentata entro 12 mesi dall’apertura della successione.
- Con immobili, conti o quote societarie, conviene muoversi subito, anche senza attendere la “chiamata” formale.
- In una pratica con casa al mare, come spesso accade in Versilia, il ritardo pesa ancora di più su costi e gestione.

Quando il primo contatto arriva davvero
La risposta più corretta è semplice: non c’è un tempo fisso. In pratica, il notaio si muove quando ha tre elementi: sa del decesso, sa che esiste un atto da gestire oppure una pratica da aprire, e riesce a identificare o raggiungere le persone interessate.
Io considero questo il punto che genera più equivoci, perché molti immaginano un automatismo. In realtà il contatto può essere quasi immediato oppure tardare parecchio, e la differenza dipende soprattutto dal tipo di testamento, dalla presenza di immobili e dalla disponibilità dei documenti.
| Scenario | Cosa succede in pratica | Tempi realistici |
|---|---|---|
| Testamento pubblico già dal notaio | Il notaio conosce l’atto e, appena apprende la morte, avvia comunicazione e pubblicazione | Spesso pochi giorni |
| Testamento olografo depositato presso uno studio notarile | Prima serve la verifica del decesso e poi la pubblicazione del testamento | Da alcuni giorni a qualche settimana |
| Nessun testamento noto | La famiglia o il professionista incaricato avvia la ricerca e imposta la successione | Da settimane in poi, se mancano riferimenti chiari |
| Eredi residenti altrove o documenti incompleti | Servono verifiche aggiuntive su residenze, quote e beni | Anche mesi, nei casi complessi |
Questi sono tempi operativi, non scadenze normative. Se la pratica è lineare, il contatto arriva presto; se invece mancano informazioni, la “telefonata” slitta e spesso è la famiglia a dover fare il primo passo.
Cosa cambia se c’è un testamento pubblico o depositato
Qui il quadro è più chiaro. Il testamento pubblico, una volta ricevuto dal notaio, resta conservato tra gli atti d’ultima volontà e non viene divulgato prima del momento giusto. Il Consiglio Nazionale del Notariato spiega che, quando il notaio viene a conoscenza della morte del testatore, comunica l’esistenza del testamento agli eredi e ai legatari di cui conosce domicilio o residenza, poi procede alla pubblicazione.Nel testamento pubblico il notaio ha già un punto di partenza
È il caso più rapido, perché il professionista non deve prima cercare l’atto. Se conosce i destinatari e dispone dei contatti, l’avviso può partire subito dopo l’arrivo della notizia del decesso. Per chi aspetta un riscontro, questa è la situazione più favorevole.
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Con il testamento olografo i tempi dipendono dalla pubblicazione
Se il testamento è scritto a mano e conservato in casa, in una cassaforte o affidato a un notaio, prima bisogna trovarlo o verificarne l’esistenza. Solo dopo si passa alla pubblicazione. Qui il ritardo non dipende tanto dalla volontà del notaio, quanto dal fatto che l’atto non è ancora “emerso” nel circuito giusto.
La lezione pratica è questa: se sai che esiste un testamento, non aspettare passivamente. Muoversi presto riduce il rischio di fraintendimenti, duplicazioni di documenti e settimane perse a ricostruire informazioni già disponibili.
Se non c’è testamento, la chiamata non nasce da sola
Quando la successione è legittima, cioè senza testamento, la situazione cambia molto. Il notaio può essere decisivo per atti successivi, per la dichiarazione di successione o per la gestione di un immobile, ma di solito non c’è un meccanismo automatico che gli impone di cercare tutti gli eredi e convocarli uno per uno.In pratica, spesso è la famiglia a prendere l’iniziativa: si raccolgono i documenti, si chiarisce chi sono i chiamati all’eredità, si verifica se ci sono immobili, conti, mutui o quote societarie, e poi si coinvolge il notaio. Io vedo spesso che il vero ritardo nasce qui, non dal professionista ma dall’attesa di capire “chi deve fare cosa”.
Un punto da non sottovalutare è che, se nell’asse ci sono beni immobili, la praticità conta più dell’attesa formale. Una casa non accatastata bene, un appartamento con ipoteche, una seconda casa al mare o una quota da dividere tra più fratelli richiedono verifiche che nessuno dovrebbe rimandare solo perché non è ancora arrivata una chiamata.
I passaggi pratici da fare senza aspettare troppo
Qui la tempistica diventa concreta. La successione non si esaurisce nel contatto del notaio: ci sono documenti e scadenze che conviene affrontare subito, soprattutto se vuoi evitare blocchi su banca, immobile o volture catastali.
- Recupera il certificato di morte e i dati anagrafici essenziali del defunto.
- Verifica se esiste un testamento e dove potrebbe essere conservato.
- Raccogli i dati degli immobili, dei conti, delle eventuali polizze e dei debiti.
- Chiarisci chi sono i chiamati all’eredità e se ci sono minori, incapaci o eredi residenti all’estero.
- Imposta la dichiarazione di successione senza aspettare l’ultimo momento.
L’Agenzia delle Entrate ricorda che la dichiarazione di successione va presentata entro 12 mesi dall’apertura della successione. Questo termine corre indipendentemente dal fatto che il notaio abbia già chiamato o meno gli eredi, e io consiglio di non confondere mai il contatto informale con la scadenza fiscale.
Se poi l’eredità è delicata, per esempio perché comprende quote indivise o immobili da vendere, la strada più prudente è anticipare la consulenza: aspettare che “si sistemi tutto da solo” spesso allunga solo tempi e costi.
Gli errori che fanno perdere settimane e soldi
Le pratiche ereditarie raramente si complicano per un unico grande problema. Più spesso si inceppano per una serie di piccoli ritardi evitabili. Ecco quelli che vedo più spesso.
- Aspettare la telefonata del notaio senza cercare atti, documenti e dati catastali.
- Confondere il chiamato all’eredità con l’erede già pienamente subentrato.
- Trascurare la presenza di debiti, mutui o spese condominiali in corso.
- Vendere o promettere un immobile prima di aver chiarito accettazione, volture e passaggi fiscali.
- Non coordinare tutti i coeredi, creando blocchi su firme, deleghe e ripartizioni.
Il problema vero è che ogni errore si somma al successivo. Un documento che manca oggi diventa una settimana persa domani, e una firma non allineata può bloccare anche operazioni semplici. In una successione ben gestita, invece, il notaio entra come acceleratore, non come ultimo anello di una catena già inceppata.
Se nell’eredità c’è una casa in Versilia
Qui il tema diventa ancora più concreto, perché una casa al mare non è solo un bene da dividere: è una posizione che continua a generare costi, decisioni e opportunità. Un appartamento a Viareggio, una casa a Forte dei Marmi o un immobile da mettere a reddito in Versilia richiedono tempi rapidi per capire se convenga tenere, affittare o vendere.
In questi casi io suggerisco di guardare subito a tre aspetti: spese condominiali, imposte locali e stato giuridico dell’immobile. Se il bene è in comunione tra più eredi, ogni ritardo nella successione rende più difficile anche una scelta apparentemente semplice come la locazione stagionale o la vendita. E se l’obiettivo è valorizzare il bene, non puoi lasciare sospesa per mesi la parte documentale.
Il punto pratico è questo: più l’immobile ha un peso economico reale, meno ha senso aspettare passivamente che il notaio “si faccia vivo”. In una zona come la Versilia, dove una seconda casa può trasformarsi rapidamente da patrimonio a costo non gestito, anticipare i passaggi è spesso la scelta più sensata.
La regola pratica che uso per orientarmi
La sintesi utile è semplice: non esiste un tempo standard per il contatto del notaio, ma esistono scenari molto diversi. Se il testamento è già nelle mani del notaio e la notizia del decesso arriva presto, la chiamata può essere rapida; se invece bisogna ricostruire tutto da zero, il primo contatto dipende molto più dall’iniziativa degli eredi che da una tempistica automatica.
Per non perdere tempo, io mi muoverei così: appena ho il certificato di morte, verifico se esiste un testamento, raccolgo i dati dei beni e imposto la pratica fiscale. Se c’è un immobile in Versilia, faccio un controllo ancora più attento su intestazione, spese e possibili decisioni future, perché lì ogni settimana di ritardo si sente davvero.